Sammartino: “Procedure semplificate ma massima tutela del nostro patrimonio”

Articolo di Giuseppe Bianca, La Sicilia, 24 luglio 2020

La riforma dei Beni culturali è stata approvata martedì dalla commissione Cultura al termine di un articolato percorso nato da un confronto serrato con categorie e portatori d’interesse. Andrà in Aula per l’esame di Sala d’Ercole e rappresenta un momento legislativo di particolare importanza.

Presidente Luca Sammartino, a quali principi generali è improntata la riforma dei Beni culturali approvata dalla commissione che lei presiede?

«La Sicilia dispone di un patrimonio immenso ed unico al mondo e tutelarlo al meglio è una responsabilità, valorizzarlo è l’occasione per costruire sviluppo ed occupazione. Su queste premesse abbiamo lavorato ad un intervento che modernizza e razionalizza i meccanismi di tutela, recepisce le innovazioni introdotte a livello nazionale, semplifica le procedure. Il tutto in un’ottica unitaria in cui il patrimonio da tutelare e valorizzare non è solo un “insieme di beni” da gravare di soli vincoli, ma una ricchezza da portare a sistema, preservandola attivamente e favorendone al massimo la fruizione».

Chiariamo una volta e per tutte cose comporta la norma rispetto al sistema delle tutele paesaggistiche.

«Le tutele paesaggistiche rimangono e soprattutto vengono rafforzate. I piani paesaggistici, il cui iter di adozione ed aggiornamento viene finalmente puntualmente disciplinato, diventano strumenti per il coordinamento delle programmazioni urbanistiche degli Enti locali, sulle quali peraltro prevalgono in caso di contrasto. Inoltre, con la “carta del rischio”, anche rispetto al paesaggio si introduce un approccio “attivo” alla tutela: non si tratta solo di “vietare” interventi dannosi, ma anche di agire per prevenire, mettere in sicurezza e ripristinare».

Cosa risponde a chi dice che dietro la semplificazione c’è il rischio del sistema delle tutele e una «devoluzione sciagurata»?

«Spesso, purtroppo, si fa confusione: procedure più semplici e veloci non implicano affatto minori tutele, ma portano invece maggiore trasparenza e certezza dei tempi per cittadini ed imprese. Aver chiarito le procedure anche per le autorizzazioni, che rimangono di competenza delle Soprintendenza, elimina spazi di ambiguità e contribuisce a prevenire e contrastare quei fenomeni di abusivismo che hanno prodotto negli anni enormi danni».

Spieghiamo se e cosa cambia per le Sovrintendenze?

«Le competenze delle Soprintendenza sono salve, sono le procedure amministrative che vengono puntualizzate, rendendo ancora più incisiva l’azione di tutela e valorizzazione, prevenendo, per quanto possibile, situazioni di incertezza giuridica. La funzione delle Soprintendenze – e degli altri istituti ed amministrazioni che tutelano, gestiscono e valorizzano il patrimonio – viene inoltre rafforzata con l’istituzione della sezione tecnica dei beni culturali nell’ambito del ruolo della dirigenza regionale, valorizzando le tante ottime professionalità specialistiche presenti».

La legge ha avuto un cammino laborioso e lei ha voluto svolgere due serie di audizioni. A cosa hanno portato?

«Il percorso seguito è stato lungo e complesso ma ha consentito di raccogliere contributi utilissimi ed interessanti, migliorando il testo con gli apporti pregevoli portati dalle stesse Soprintendenze, dalle Università, dal mondo dell’associazionismo, dai professionisti del settore oltre che, ovviamente, degli emendamenti promossi dai colleghi della commissione, del governo e accompagnati da un lavoro eccezionale degli uffici dell’ARS e del Dipartimento regionale dei Beni culturali».

È ottimista per l’approvazione in Aula, pensa che ci saranno modifiche sostanziali?

«Sì, voglio essere ottimista. Nonostante le tante polemiche, in qualche caso strumentali ed infondate, si è realizzato un intelligente lavoro con l’apporto di tutti. Mi auguro che con la stessa lungimiranza si possa arrivare all’approvazione in aula, se davvero, come tutti concordiamo, tutelare e valorizzare il patrimonio è una priorità assoluta per la nostra Sicilia e per il suo sviluppo culturale ed economico».