Manager nei musei, il piano arriva all’Ars

Articolo di Antonio Fraschilla, La Repubblica Palermo, 04 luglio 2020

Nel disegno di legge di Sammartino c’è la riforma dei Beni culturali col ruolo unico dei dirigenti e la possibilità di ricorrere ad esterni

La possibilità di nominare direttori esterni in musei a parchi archeologici, nuove assunzioni nel personale. E, ancora, la nascita del ruolo unico dei dirigenti dei beni culturali, che saranno separati quindi dal resto del comparto perché dovranno avere qualifiche specializzate bloccando così il fenomeno tutto siciliano degli agronomi alla guida dei siti culturali.
Il disegno di legge di riforma dei beni culturali, il cosiddetto ddl Sammartino, apre di fatto al recepimento della riforma Franceschini nell’Isola. «Molti si sono concentrati sulla parte che riguarda le autorizzazioni paesaggistiche, anche se a mio parere in maniera sbagliata, ma nessuno ha letto questa riforma che accoglie il cuore della proposta di legge firmata dallo scomparso Sebastiano Tusa » , dice l’esponente di Italia Viva, Luca Sammartino, criticato nei giorni scorsi da Legambiente e da una petizione avviata da docenti e professionisti del settore per aver inserito nel testo anche una riforma delle autorizzazioni in materia di tutela paesaggistica e ambientale.

Di certo c’è che il testo prevede diverse novità sul piano della gestione di parchi e musei. A esempio consentendo la possibilità per il governo regionale di conferire incarichi esterni per la guida dei siti culturali dell’Isola «con procedure di selezione pubblica internazionale destinata a persone con comprovata qualificazione professionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali».

Una piccola rivoluzione per la Sicilia, già avviata nel resto del Paese con la riforma Franceschini. Il ddl Sammartino prevede però che prima di qualsiasi selezione esterna occorre verificare se all’interno dell’amministrazione ci sono dirigenti con qualifica idonea alla guida di siti e musei. E in quest’ultima direzione la norma prevede l’istituzione dei ruoli speciale della dirigenza dei beni culturali: «Ruolo al quale potranno accedere solo dirigenti con lauree nel settore, quindi storia dell’arte, archeologia e tutte quelle previste dalla riforma Urbani a livello nazionale » , dice Sammartino, che aggiunge: « Così non avremo più agronomi e ingegneri alla guida dei nostri beni culturali ».

Altra novità inserita nel testo è quella che consente la possibilità di rendere autonomi, cioè di poter trattenere gli incassi per reinvestirli nella valorizzazione del sito, sei musei: si tratta dal Salinas e dell’Abatallis a Palermo, del Paolo Orsi e della Galleria Bellomo di Siracusa, del museo regionale di Messina e di quello di Lipari: «Questa era la proposta di Tusa e l’abbiamo ripresa nel nostre testo», dice Sammartino. La legge consente poi di creare reti tra musei minori che possono diventare autonome, cioè come attualmente sono i parchi archeologici. Il ddl prevede infine la possibilità di fare nuove assunzioni nel comparto dei beni culturali della Regione, a venti anni di distanza dagli ultimi concorsi, alcuni dei quali poi bloccati con un contenzioso legale durato due decenni. Nel frattempo i ruoli tecnici dentro la Regione sono diventati sempre di meno: tanto che in una amministrazione che gestisce 180 tra parchi e musei, gli archeologi, gli storici dell’arte, i restauratori e gli esperti in valorizzazione dei beni culturali si contano sulle dita di poche mani.

Restano in piedi le polemiche di ambientalisti e addetti ai lavori per la parte del ddl sui piani paesaggistici, in particolare sull’articolo che prevede un passaggio in giunta regionale dei nuovi piani senza specificare che fine faranno i piani paesaggistici attuali e già in vigore: «Polemiche strumentali — dice Sammartino — in ogni caso prima del voto finale al testo in commissione cultura ascolteremo sia Legambiente sia gli altri professionisti per accogliere le loro proposte».