Beni culturali, Sammartino: “Musei in mano ai manager”

“Abbiamo un patrimonio immenso che nessuno va a vedere. La Sicilia deve investire sulle bellezze architettoniche e monumentali, riconosciute dall’Unesco. Questa è una miniera per i giovani siciliani”. Luca Sammartino, presidente della Commissione Cultura dell’ARS, presenta il progetto di riforma del Testo unico dei Beni culturali.

Il disegno di legge riscrive le regole di un settore strategico, che nel 2019 ha incassato oltre 28 milioni solo dai biglietti, introducendo la possibilità di affidarsi a manager esterni per musei e parchi archeologici e dando vita alle “reti museali”, strutture concepite per portare più turisti nei luoghi della cultura meno visitati.

L’idea è dunque la creazione di poli, che creino un palinsesto autonomo di eventi e istituiscano un biglietto unico, per permettere alla gente di andare dalla località più visitata a quella meno nota. La legge prevede poi incentivi per i giovani imprenditori che investono in cultura, snellisce il Consiglio dei Beni culturali e apre ai manager esterni già previsti a livello nazionale dalla riforma Franceschini: i direttori, per essere scelti, dovranno presentare un piano di valorizzazione dei siti.

La riforma, però, è un testo lunghissimo che abbraccia tutto il settore dei beni culturali e paesaggistici. Arrivano così, fra le altre norme contenute in una legge composta da 56 articoli, nuove regole per i cartelli pubblicitari — vietando che interferiscano con l’aspetto dei monumenti o li coprano — e una rete per le biblioteche pubbliche, con una campagna per la digitalizzazione e il restauro dei libri rari.

“Fra gli anni Settanta e Ottanta la Sicilia è stata pioniera della riforma dei beni culturali. Poi siamo rimasti fanalino di coda. È ora di riallinearci al resto del Paese. Il Parlamento è capace di legiferare, come ha già fatto sulla Formazione professionale. Mentre il presidente della Regione cerca di trovare la quadra sul rimpasto ammiccando a movimenti politici nazionali, nell’assordante immobilismo dell’assessorato ai Beni culturali a presentare un testo unico ci pensa l’Ars”.

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